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sabato 13 luglio 2013

La mia porta aperta: l'attesa

Ci sono notizie che hai voglia di urlare ai quattro venti, notizie che non vedi l'ora di comunicare, notizie felici e che rendono felici.
Questa è una di quelle notizie: una di quelle notizie che scaldano il cuore e fanno danzare l'anima.
Ma ho avuto bisogno di due settimane per raccogliere la felicità di condividere.
Ho avuto bisogno di tenerla per me, coccolarla, sentirla mia.

E' stata un'onda che mi/ci ha travolto.
C'è un bimbo.

Così come nell'attesa più sublime non ne consociamo il volto, non conosciamo il suono della sua voce, né l'intensità del suo sguardo. Non sappiamo come sarà averlo in casa, né come profumerà le nostre giornate.

Come in tutte le attese, conosciamo il suo nome: un nome particolare e dal suono lontano che cerchiamo di ripeterci il più possibile per carpirne l'armonia.

C'è una bimba che, invece, lo sa già dire molto bene ed è la stessa bimba che sembra sapere già tutto. Dove dormirà, quale sarà il suo peluche preferito tra quelli che abbiamo preparato per lui, sa quali giochi vorrà fare e quale posto a tavola sarà il suo.

Noi grandi la ascoltiamo e ancora non ci crediamo che tutto è così vero, tremendamente vero e incredibilmente bello.

Non ti insegnano come essere genitore, né quante sfaccettature ha l'accoglienza: accogliere nel ventre, accogliere nel cuore, aprire le porte, dare concretezza al sogno, aprire, spalancare, essere travolti, aver paura, mille emozioni che contrastano e annebbiano il sonno.

Nell'era della certezza, di tutto e subito, di mio e tuo: l'affido è un paradosso incredibile che impone alla natura di tornare a fare il suo corso.


Là sulla stessa spiaggia in cui andai a passeggiare appena scoprii di essere incinta son tornata. E camminando, ho trovato tra i miei piedi una boula messicana.
La gravidanza è uno stato dell'anima.
Ora sono in attesa.


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