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mercoledì 24 aprile 2013

Bambole Waldorf: intervista ad una donna che ammiro

Sono giornate caotiche: giornate che non ti lasciano neppure una boccata d'aria per respirare, sono giornate belle e piene. Avrei voluto avere più tempo per leggere tutte voi, per commentare, per scrivere un paio di post che ho in testa ma non ce l'ho fatta, sono solo riuscita a ritagliarmi un'ora al sole in compagnia di due amiche e questo mi è bastato per darmi la carica.
Nella mia posta elettronica, domenica, è arrivata la risposta ad un'intervista che aspettavo con emozione. E' l'intervista ad una donna conosciuta tramite Facebook, seguita poi sul suo blog ed, infine, trovata su A Little Market.
La mia intervistata di oggi si chiama Cinzia ed è l'autrice di una seguita pagina Facebook dedicata alle sue bellissime Bambole Waldorf: Mi Racconti una Bambola?
Cinzia mi ha conquistato per il suo modo affascinante e pieno di amore con cui racconta la nascita delle sue bambole: merita andare a leggere il suo blog http://miraccontiunabambola.wordpress.com/ dove troverete un bellissimo tutorial per imparare a fare i suoi "pupini" o per incantarvi (come è successo a me) sulle bellissime storie di creazione che lei narra.

Condivido con orgoglio una serie di domande che mi frullavano per la testa: una donna che ammiro perché la sua è la strada che immagino oggi per me.


Com'è nata la tua passione per le bambole Waldorf?
Ho conosciuto le bambole Waldorf verso la fine della mia prima gravidanza. L'ostetrica che mi seguiva ha visto le scarpine e le copertine che lavoravo all'uncinetto e mi ha consigliato di leggere il libro "Bambini e Bambole". Mi è sembrato subito bellissimo, ma credevo che fosse un'attività troppo difficile per me. Ma quel libro è rimasto sempre in giro, lo prendevo e lo lasciavo. Ho cominciato a guardare delle foto di bambole Waldorf su Internet e in uno dei miei giri, mi sono trovata a Lubecca, in un bellissimo negozio di giochi dove avevano delle splendide bambole Waldorf. Lì, ho comprato Nené, una piccolina ad abito fisso che è diventata l'amica inseparabile della mia Noemi. Ma l'idea di farne una ha continuato ad accompagnarmi ancora per un po'.

Come hai imparato a farle?
A un certo punto, ho deciso che dovevo provarci. Mi sono aiutata sempre col libro "Bambini e bambole" e poi ho setacciato Internet alla ricerca di tutorial, foto, commenti in tutte le lingue. Per cominciare davvero, però, mi sono rivolta ad una bambolaia che mi ha fornito un kit, materiali più istruzioni. E allora, non ho avuto più scuse. Sono passata dalle idee ai fatti.

Qual'è stata la tua prima bambola e per chi?
In realtà, ho due "prime bambole", una per ognuna delle mie due bimbe. Procedevo in parallelo. Una biondissima con gli occhi azzurri, che Noemi ha battezzato Giulia e una rossettina con gli occhi verdi, per Arianna, che io ho chiamato Anita, per la sua aria battagliera e indipendente.

Hai una bellissima pagina fb e, da poco, è nato il tuo blog. Come internet ha influito nella promozione della tua attività?
Internet è una realtà solidamente radicata nella mia quotidianità. Molta parte della mia vita viaggia in rete. La mia esperienza di bambolaia è fortemente dipendente da questa dimensione. Il progetto Mi racconti una bambola? è nato per caso, una di quelle rare mattine in cui potevo permettermi un po' di tempo per me sola. La ma pagina Facebook è stata, non saprei come dire... un gioco? una scommessa? Ecco, l'atteggiamento era quello lì, non ci avrei scomesso neanche un centesimo nel momento in cui la realizzavo. E poi ha cominciato a crescere, sempre di più. Finché non ho sentito il bisogno di uno spazio più adeguato, più ampio, in cui descrivere la dimensione più intima ed emozionale che l'arte di confezionare una bambola porta con sé. E così, Mi racconti una bambola? è diventato anche un blog.

Fare bambole è, per te, un lavoro? riesci a vivere di questo?
Non sono le mie bambole che mi danno da vivere ma un lavoro all'Università. Per me fare bambole è, più che altro, una speciale forma di meditazione. Non faccio bambole generiche, per un bambino ipotetico che non conosco. E' quella domanda: Mi racconti una bambola? il filo rosso che tiene insieme il mio progetto. Ognuna delle mie bambole comincia da un racconto. Di solito si tratta di una mamma (ma ci sono state anche zie, o amiche o nonne oppure il bambino stesso), che mi sussurrano un racconto. E' proprio la storia da cui nasce, che cerco di restituire insieme con la bambola. Ci sono bambole che raccontano un buon augurio, o una speranza, o esorcizzano una paura. Ci sono bambole che raccontano qualche aneddoto o una caratteristica particolare del bimbo a cui verrà donata. E' questo crea un legame speciale, un'energia che il bambino sente ed apprezza. Per questo motivo, le bambole hanno bisogno di tempo per essere incubate e nascere. Questo atteggiamento, per il mio modo di vedere le cose, non si concilia bene con un lavoro vero e proprio che ti permette di vivere.

Immaginandoti tra 5 anni: cosa vorresti che le bombole diventassero per te?
Quello che più desidero è che questa arte semplice, antica e terapeutica non rimanga chiusa nelle quattro mura di casa mia. Sto cercando di creare un progetto per portare le bambole, anzi, l'arte di fare le bambole negli istituti  di dentenzione. Sono fermamente convinta che la bellezza può soltanto aiutare e lenire le ferite. Maneggiare materiali morbidi al tatto, sentire pulsare il cuore caldo della lana, modellare con le mani piccole, bellissime creature spero che possa portare conforto e sorriso alle donne che si trovano a fare i conti con situazioni pesanti e dolorose.

Qual è la creazione di cui sei più orgogliosa?
Non saprei dirlo. Ogni volta che ne finisco una penso che quella sia la più bella. Poi guardo le altre, ricordo le loro storie, ripenso a quanto sia stato bello lavorare con loro e non posso fare altro che amarle tutte. In realtà, la cosa di cui vado veramente orgogliosa è il mio progetto, nato in un giorno di sole settembrino appena sette mesi fa, e cresciuto in fretta, come una pianta rigogliosa, che dà riparo ai viandanti di passaggio.

Dedico a tutte le mie lettrici una fotografia rubata dalla pagina Facebook di Cinzia: è la sua ultima creazione...
chissà come sarà la prossima?


Le bambole sono oggetti particolari, create solo con materiali naturali, seguono delle regole precise, sono inoltre terapeutiche per chi le fa e sono rivolte ai bambini che le riceveranno e che ci giocheranno; hanno quindi numerose funzioni positive." dal sito La poesia delle bambole.


2 commenti:

Ciao Elena!!
Io rimango sempre più affascinata dalle bambole waldorf!!
Ma oggi sono qui per lasciarti un premio:
http://improntadimamma.blogspot.it/2013/04/tre-premi-un-unico-postcome-generare-il.html
Un abbraccio!
Cami

Le bambole Waldorf sono inarrivabili per me...
Comunque volevo chiederti se ti ricordavi di quel mio post che hai commentato, dove mia figlia cuoceva la pasta per la cena di famiglia...

Beh, sta volta l'ho fatta grossa: ho coinvolto anche una sua amichetta! Hanno bollito e poi saltato il riso con gamberetti e zucchine, profumato al curry, tutto da sole, mentre io fotografavo.

Quando la bimba ha saputo che Chiara avrebbe cucinato, mi ha guardata stupita e poi ha detto "la mia mamma non mi lascia fare niente in cucina, perché ha paura che mi bruci".
Non so se sia vero,forse è solo una questione di tempi stretti, comunque conosco questa bambina da quando ha 3 anni, so che non è affatto sciocca ed è molto coscienziosa, quindi le ho proposto di fermarsi a cucinare con Chiara: vedessi la gioia!

Inoltre nel pomeriggio avevano anche fatto una torta da portare in classe il giorno dopo per il compleanno di una compagna... ma, a quanto pare, cucinare è diverso dal fare torte, intriga molto di più!

Se vuoi vedere le due piccole cuoche all'opera sai dove trovarle ;)

Ciao :)

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