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venerdì 15 marzo 2013

Il grembiule giallo e altre storie di diversità

Ieri mattina, io e Siria non ci siamo svegliate in tempo e questo ha significato perdere il pulmino ed accompagnarla a scuola dopo la telefonata di rito:"Stiamo arrivando, segnatela per pranzo!".

Premessa: la suola di Siria mi piace molto, le sue maestre sono state le mie maestre, le conosco bene, da sempre. A scuola fanno attività interessanti e lei è felice di andare a scuola.
E' una scuola dove i bambini sono bambini e non pulcini, camaleonti o elefanti. Questa cosa mi piace molto e, anche nei confronti del grembiule, si sono da sempre mostrati tutti molto aperti: evitate di metterlo quando è caldo, scegliete il colore che preferite e non è obbligatorio.
Siria lo mette, perché le piace, perché è comodo, perché così posso coprire i capi improbabili che mi rimangono puliti alla fine della settimana. Finora i suoi erano tutti rosa, frutto di passaggi di altre bambine che andavano in scuole dove questo colore era imposto.

Complice una crescita ai limiti del miracoloso degli ultimi tempi, ci siamo ritrovati a doverne acquistare di nuovi e, questa volta, ho deciso di farli scegliere a lei: ne ha scelto uno giallo, molto carino, con tanti fiori ricamati ed uno verde (decisamente da maschio anche nel taglio) con una motocicletta ricamata sul petto.

Ok, torniamo alla nostra storia: quella dove siamo in ritardo.
Vesto Siria, le metto il grembiule giallo e la porto a scuola.
Una volta entrate, la maestra mi invita ad entrare in classe e rimango lì per una buona mezzora: che piacere! Finalmente ho modo di vedere dall'interno quel mondo di Siria a cui non posso partecipare. Sono lì, dove si nascondono le mie fantasie scaturite dalle due parole che lei racconta al ritorno ogni giorno, più o meno sempre le stesse:"Amore, come è andata a scuola?" , risposta:"Bene!" ed io:"E cosa hai fatto?" e lei ogni giorno:"Ho giocato con il Didò!".

Bene, ora son lì, parlo con la maestra che mi racconta di lei ma i miei occhi sono puntati su quel mondo e la osservo curiosa e affamata.
Ecco quello che vedo:

Da una parte le bambine, con i loro grembiuli assolutamente rosa: giocano con la cucina e con le bambole. Hanno le mollettine ai capelli e parlano sottovoce.
Dall'altra parte della stanza ci sono i maschietti, tutti azzurri: alcuni giocano con le Lego altri si prendono a botte.
Ed, infine, c'è lei: seduta ad una tavolino con il suo grembiulino giallo, accanto un bimbo di un'altra classe (più grande). Stanno lì e giocano e ridono: tra le loro mani il Didò...

Questa visione mi ha commosso, questa diversità che è luce ai miei occhi, questa bellezza e ingenuità che, ancora, la rende così speciale ma non emarginata, questa forza che ha di essere quella che è.

So che è ancora piccola, per capire concetti tanto elaborati e contorti come la non-omologazione, la diversità, il rispetto, l'emarginazione.
Lei è, ancora, pura...

io la ammiro e mi chiedo: quanto durerà ancora?

6 commenti:

Ciao! E' un piacere aver conosciuto questo tuo blog e da ora hai una fan in più!
Mi è piaciuto molto questo post e sono d'accordo con te!
Io ho una bimba di 29 mesi e anch'io sono molto interessata ad osservare le dinamiche di interazione dei bimbi fin da questa età. E' davvero stupefacente come pian piano i giochi paralleli si inizino ad intrecciare e come pian piano nasceranno i orimi gruppetti.
In Francia ci sono scuole sperimentali, in cui i bambini piccoli sono trattati in modo uguale a prescindere dal sesso e, perciò, niente rosa e azzurro e niente giochi o complimenti differenziati. Chissà se davvero i bambini sono così condizionati dall'esterno oppure quei gruppetti che hai potuto osservare anche tu nascono completamente spontanei...
E' sempre interessante il mondo dei bambini!
A presto

Ciao Mariapaola, che piacere averti qui!!!
Io credo che non ci sia risposta: ci sono archetipi e simboli che per la loro forza di genere ci portiamo addosso ma l'educazione è la chiave per accompagnare un bimbo nella scelta libera... per esempio, semplicemente di un colore!!!
grazie ancora per essere passata e per avermi condivisa!!!!

Ciao, io non ho proprio dubbi che i gruppetti si formino anche per condizionamenti esterni,i bambini sono fatti apposta per assorbire dagli adulti e sono pochi quelli come te che sono consapevoli del potere che hanno e cercano di usarlo bene e con responsabilità: soprattutto avendo fiducia che si possa lasciare anche scelta ai bambini.
Per un breve periodo ho lavorato in una scuola dell'infanzia e i commenti dei genitori che venivano a prendere i figli erano talvolta brutali: "Ma come, stavi giocando alla cucina con le femmine?" "Ma non vedi che quel vestito è da femmina?", "Ma non puoi giocare con le bambole come le altre bambine?".
Complimenti per il tuo blog, mi sembra molto interessante e ti seguirò.

Se era felice con il suo compagno di didò, non ti fasciar la testa.
I bambini a quell'età hanno ancora il diritto di fare quello che desiderano, rispettando i propri bisogni. Quanto durerà? Per le bambine direi che la vita è più dura a partire dai 5/6 anni, sono più selettive e settarie dei maschi. Per i maschi, finchè non sentono gli ormoni che volano, si accettano tra loro con più leggerezza e tolleranza.
Le influenze familiari contano, ma i bambini, quando sono tra loro, sono anche capaci di dimenticarsene! ;)

Mi piace Siria ma ti voglio ricordare che lei è il risultato del tuo "lavoro" (empatia di mamma).
Dura un bel po', poi alla scuola primaria comincia ad insinuarsi il "gruppo" ma noi mamme possiamo continuare a insegnare l'importanza di non omologarsi e di farsi apprezzare per quello che si è!

Ti auguro che possa durare per sempre, anche se purtroppo con la crescita pare che l'omologazione sia d'obbligo... Le mie bambine hanno solo sette anni, ma quante volte mi hanno già ripetuto "ma le mie amiche ce l'hanno....", "ma le mie amiche fanno...." ecc ecc. Ma perché ci si fa tanto condizionare dagli altri???

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