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mercoledì 27 marzo 2013

Bambole Waldorf # parte 3




Poi prometto che smetto... il fatto è che mi sto appassionando tanto a queste bambole. Non tanto per il prodotto finito, è vero sono belle... ma quello che mi piace è farle, crearle. Ogni volta che ne faccio una trovo particolari entusiasmanti che mi fanno sognare.

Partiamo dalla testa, perché è così che nasce la bambola: la bambola come l'embrione si sviluppa dalla testa. All'inizio viene creato il segreto: l'anima nocciolo che rimarrà all'interno della testa.
Il segreto può essere un nodo di lana cardata oppure (come piace a me) una noce. Solo chi dà vita alla bambola saprà che cos'è: al creatore il segreto da cui parte la creazione.



Poi si crea la testa: un sole creato con raggi di lana avvolgerà il segreto. Pensate a quanti simboli ci sono in questo atto: il seme viene accolto ed inglobato dall'uovo, la creazione che avviene attraverso il fuoco (il sole), l'energia del cielo che scende a dar vita...

I raggi sono sette: numero magico per eccellenza. Sette sono i giorni della settimana, sette è il numero della creazione e  del suo rinnovamento e sette sono i colori dell'arcobaleno ( sei colori più il bianco, simbolo della perfezione). 

La testa e i lineamenti, a questo punto, vengono modellati: prendono forma. Piano, piano (grazie a fili e tiranti) nasce la linea del viso, del profilo.

Poi, il tutto viene avvolto nella pelle (la maglina). Ben tesa, perché i bambini mica hanno le rughe!
Due punti per gli occhi e uno per la bocca... nient'altro.
Il resto sarà cura del bambino che lo accoglierà: la libertà di vederlo piangere o sorridere.

Ho fatto delle bambole insieme a Siria: partendo da un calzino per rendere l'attività più semplice per le sue piccole mani e sono rimasta estasiata dal fatto che, per lei, già il calzino fosse un bimbo che stava per nascere.
Parlava già al calzino dicendo:"Ora ti faccio nascere! Adesso ti metto la lana! Vedi, come sei grassottello! Dai piccolo, ora mettiamo gli occhi!" E così fino alla creazione completa.
Questa foto, che già avevo mostrato qui sul blog è il riassunto di tutto: 


Sto progettando di proporre l'attività di creazione di bambole come attività non solo ludica ma, anche, terapeutica. Per ora, continuo a creare ed,ogni volta, trovo sempre connessioni nuove che mi entusiasmano.

Una per tutte è questa storia: 

C'era una volta, e una volta non c'era, una giovane madre che giaceva sul letto di morte, il volto bianco come le rose di cera della sagrestia della chiesa accanto. La figlioletta e il marito sedevano in fondo al letto di legno e pregavano Dio. La madre chiamò a sè Vassilissa e la piccola dagli stivaletti rossi e dal grembiule bianco si inginocchiò accanto alla mamma.
"Ecco, questa bambola è per te, tesoro mio" sussurrò la mamma. E da sotto le coperte tirò fuori una bambolina che come Vassilissa indossava stivaletti rossi, grembiulino bianco, gonna nera e corsetto ricamato. "Se ti perderai o avrai bisogno di aiuto, domanda a questa bambola che fare. Tienila sempre con te, non parlarne a nessuno e nutrila quando ha fame". E il respiro le ricadde nelle profondità del corpo, dove raccolse l'anima e sfuggi dalle labbra.

lunedì 25 marzo 2013

Bambole Waldorf # parte 2

Tutto ebbe inizio così.
Ma, poi, la passione ha preso il sopravvento.
Ha seguito un ordine di materiale in Germania, lo studio di libri, e-book, siti web. Hanno seguito prove, fatto e rifatto, qualche parolaccia. Ma l'arte è così: bisogna tentare e provare.

Infine, un giorno o, meglio, una notte è nata lei:


Lei è stata la prima. Avrei voluto conservarla per sempre ed, invece, una bimba l'ha presa e l'ha fatta sua. La bambola era lì, in esposizione alla Fiera del Bambino Naturale, e una bimba l'ha vista e l'ha presa. Ho cercato di convincerla che la dovevo finire, che i capelli dovevano essere aggiustati, che i vestiti erano da sistemare ma la bimba l'ha presa ugualmente: ha voluto lei. 

Dalla nascita di questa bambola ne sono seguite tante altre, più o meno la storia è sempre la stessa: la mattina abbozzo una testa ed un corpo, la sera (dopo aver messo a nanna Siria), l'abbozzo di testa e corpo diventano una bambola.

Ve la presento per bene: la bambola qui sopra ( a cui non avevo ancora dato un nome...) è una bambola Waldorf, così chiamata perché usate nelle Scuole Waldorf, create da Rudolf Steiner, filosofo e pedagogista autriaco, fondatore delle sopra-citate scuole e dell'agricoltura biodinamica.

Queste bambole sono, in realtà, le vecchie bambole di pezza, costruite in casa per i bambini. Sono bambole fatte con materiali poveri: lana di pecora per il riempimento e pezze per il contenimento. Il corpo e il viso sono abbozzati, a qualcuno sembrano non-finite ma la loro semplicità è la loro ricchezza perché permette all'immaginazione del bambino di concludere il lavoro: colorando il viso di espressioni.

Lavorare con queste bambole, crearle usando le mie mani mi ha permesso di approfondire uno studio che porto avanti da anni: uno studio che intreccia fiabe, archetipi, simboli, immaginazione e gioco. 
Si è risvegliato, in me, un fuoco che pensavo sopito e la voglia di immergermi completamente in un'attività che mi soddisfa e mi lascia la possibilità di creare strade nuove di conoscenza.

L'essere diventata mamma mi ha concesso un dono immenso: sapere che dal niente può nascere un mondo, saper gioire della creazione ed, infine, lasciare andare... 




venerdì 22 marzo 2013

VdL - libri o case?

Per questo Venerdì del Libro più che un libro vi propongo una serie di libri che si sono impadroniti della nostra casa e che sono uno dei maggiori divertimenti della mia bimba.

Eccovi i libri-casa-gioco che ci stanno accompagnando in questi ultimi mesi:

il primo arrivato in casa nostra è questo:

l'illustratrice, come noterete subito, è Nicoletta Costa. E' stato, per Siria, amore a prima vista. Il libro si apre diventando una casa dove abitano alcuni gatti. Nelle prima stanza la cucina, dove il gatto Ugo ha l'acquolina in bocca e un'altro gatto sta preparando da mangiare. Poi c'è il salotto, il bagno ed, infine, la camera da letto (la nostra stanza preferita) dove il gatto Gigi, gran burlone, non si trova... si è, infatti,  nascosto nell'a..... e no, non ve lo dico!!! curiose, eh?

L'altro libro, arrivato ultimamente, è questo:


Lucy Cousins ci piace tanto e la Pina è ormai parte della famiglia. La casa è bellissima, corredata di tanti accessori.

Per darvi un'idea di come vengono usati, tutti i giorni, questi libri vi descrivo, in tempo reale, il mio soggiorno: sul tappeto ci sono le due casette aperte, tra loro piccoli pupazzi e personaggi della Lego.

Ieri sera, Siria giocava esattamente così: le case si sono popolate di numerosi personaggi invitati alla festa di compleanno della Pina che ha compiuto ben 4 anni. Durante la festa è successo di tutto e soprattutto è sparito il gatto Gigi. Erano tutti intenti a cercarlo: la Pina, il gatto Ugo, un pulcino, la principessa (pimpipessa) della Lego. Erano tutti disperati, pensate che il nonno della Lego si è messo addirittura a piangere. Finalmente, il gatto Gigi è stato ritrovato: aveva fatto a tutti un grande scherzo e la serata si è conclusa con giochi e danze.

Lo sapete perché mi piacciono così tanto questi libri?
Perché la metafora di "entrare dentro un libro" con questi libri è pura realtà. Siria ci entra dentro (non metaforicamente ma realmente) ed è, pure, riuscita a fare la vasca nel bagno dei gatti ed a mangiare un sacco di cose: formaggio, sardine, carote.

Come ci è riuscita?

io non lo so, a questa domanda possono rispondere soltanto i bambini....



giovedì 21 marzo 2013

E' primavera.... svegliatevi bambini!

Non pensavo di essere meteoropatica ed, invece, lo sono!
Ieri è stata una giornata allucinante: di quelle che speri non ti capitino più per il resto della vita... non gli eventi (dopotutto non è successo nulla!) ma io. Vacillavo in uno stato catatonico, con mal di testa, dolori ovunque e  una leggera insofferenza nei confronti della vita. Il tempo: era il tempo!!!! Non ne potevo più di veder piovere: avevo smania di sole.
Ed, oggi, è arrivato: e, così, sto bene!!!

Oggi, finalmente, mi sono svegliata con il sole e mi sento molto meglio: ho energie e voglia di fare.
Andando in giro sul web sono incappata in un bell'articolo di una donna conosciuta alla Fiera del Bambino Naturale. Lei si chiama Alessandra ed ha dato vita ad un meraviglioso progetto che intreccia: arte, gioco, teatro e narrazioni.
Vi invito ad andare a vedere il suo sito:

Il teatro di Isadora


Quando ci siamo sentite, mi ha raccontato la storia dei Bambini Radice: una leggenda che potete leggere nell'ultimo post che ha scritto. Una storia bellissima da leggere ai bambini oggi e da ritualizzare, come lei suggerisce, con un gioco.

La primavera richiede l'impegno della rinascita, la forza di creare, la necessità di innalzare il nostro sguardo al cielo. Oggi, mi libero dall'inverno, spazzo via la polvere, la pigrizia e lo sconforto. Oggi torno bimba e gioco alla vita.

Buona Primavera a tutti!!!



venerdì 15 marzo 2013

Il grembiule giallo e altre storie di diversità

Ieri mattina, io e Siria non ci siamo svegliate in tempo e questo ha significato perdere il pulmino ed accompagnarla a scuola dopo la telefonata di rito:"Stiamo arrivando, segnatela per pranzo!".

Premessa: la suola di Siria mi piace molto, le sue maestre sono state le mie maestre, le conosco bene, da sempre. A scuola fanno attività interessanti e lei è felice di andare a scuola.
E' una scuola dove i bambini sono bambini e non pulcini, camaleonti o elefanti. Questa cosa mi piace molto e, anche nei confronti del grembiule, si sono da sempre mostrati tutti molto aperti: evitate di metterlo quando è caldo, scegliete il colore che preferite e non è obbligatorio.
Siria lo mette, perché le piace, perché è comodo, perché così posso coprire i capi improbabili che mi rimangono puliti alla fine della settimana. Finora i suoi erano tutti rosa, frutto di passaggi di altre bambine che andavano in scuole dove questo colore era imposto.

Complice una crescita ai limiti del miracoloso degli ultimi tempi, ci siamo ritrovati a doverne acquistare di nuovi e, questa volta, ho deciso di farli scegliere a lei: ne ha scelto uno giallo, molto carino, con tanti fiori ricamati ed uno verde (decisamente da maschio anche nel taglio) con una motocicletta ricamata sul petto.

Ok, torniamo alla nostra storia: quella dove siamo in ritardo.
Vesto Siria, le metto il grembiule giallo e la porto a scuola.
Una volta entrate, la maestra mi invita ad entrare in classe e rimango lì per una buona mezzora: che piacere! Finalmente ho modo di vedere dall'interno quel mondo di Siria a cui non posso partecipare. Sono lì, dove si nascondono le mie fantasie scaturite dalle due parole che lei racconta al ritorno ogni giorno, più o meno sempre le stesse:"Amore, come è andata a scuola?" , risposta:"Bene!" ed io:"E cosa hai fatto?" e lei ogni giorno:"Ho giocato con il Didò!".

Bene, ora son lì, parlo con la maestra che mi racconta di lei ma i miei occhi sono puntati su quel mondo e la osservo curiosa e affamata.
Ecco quello che vedo:

Da una parte le bambine, con i loro grembiuli assolutamente rosa: giocano con la cucina e con le bambole. Hanno le mollettine ai capelli e parlano sottovoce.
Dall'altra parte della stanza ci sono i maschietti, tutti azzurri: alcuni giocano con le Lego altri si prendono a botte.
Ed, infine, c'è lei: seduta ad una tavolino con il suo grembiulino giallo, accanto un bimbo di un'altra classe (più grande). Stanno lì e giocano e ridono: tra le loro mani il Didò...

Questa visione mi ha commosso, questa diversità che è luce ai miei occhi, questa bellezza e ingenuità che, ancora, la rende così speciale ma non emarginata, questa forza che ha di essere quella che è.

So che è ancora piccola, per capire concetti tanto elaborati e contorti come la non-omologazione, la diversità, il rispetto, l'emarginazione.
Lei è, ancora, pura...

io la ammiro e mi chiedo: quanto durerà ancora?

giovedì 14 marzo 2013

La nostra porta aperta # affido


Attenzione: questo post è stato scritto e cancellato un miliardo di volte. Vorrei trovare le parole più belle per raccontarvi cosa ci sta succedendo ma ho capito che basterà la nuda verità.

Ieri mattina mi sono alzata con la consapevolezza di non aver dormito troppo bene e con l'ansia di un incontro che ho tanto aspettato e altrettanto temuto.
Ieri avevamo appuntamento con il Centro Affidi della nostra zona di riferimento.
Siamo arrivati puntuali (per fortuna!) e abbiamo raggiunto il Centro mano nella mano come due ragazzi, camminando sotto la pioggia.

Ok, ci siamo: il volto e il nome di questo bimbo ancora non c'è ma si stanno delineando alcuni aspetti che ci fanno immaginare come sarà:
- Sarà un bimbo piccolo, probabilmente un neonato. Il nostro Centro Affidi ha scelto di preservare la legge naturale per la quale Siria sarà la primogenita e il nuovo arrivato più piccolo di almeno un anno.
- Il genere di affidamento che tratta maggiormente il Centro a cui ci siamo rivolti è l'affido giudiziale ( e non consensuale): si tratta del caso in cui non sono i genitori a richiedere l'aiuto ma sono i servizi a decidere che il bambino ha bisogno di un altro ambiente dove crescere.
- Gli affidi maggiormente trattati dal Centro, per il motivo sopra-citato, sono affidi lunghi se non lunghissimi: l'affido, per legge, non può durare più di due anni ma solo il 35 % dei casi si risolve entro questa scadenza. La maggior parte, allo scadere dei due anni, viene prorogato per altri due e poi ancora e ancora.

Ogni storia è diversa e, quindi, si potrebbe paventare il caso che possa essere un affido limitato nel tempo ma, per l'esperienza che loro hanno maturato, è molto più probabile che sia un affido lungo se non lunghissimo.

Siamo contenti e consapevoli delle difficoltà: la paura come l'emozione c'è. E' una strada nuova ma non così sconosciuta.

Alla domanda: perché avete deciso di intraprendere questa strada? (la domanda che ho più temuto in attesa di questo colloquio) non potevo che rispondere la verità:
sappiamo bene cosa significa non avere i genitori e sappiamo altrettanto bene cosa significa averli ma senza che svolgano una funzione di sostegno alla vita (nel nostro caso perché molto malati) ma possiamo urlare ai quattro venti che senza quella famiglia allargata (composta da nonni, zii, cugini e amici) non saremmo dove siamo adesso.
Ora che tutto va bene, che siamo rinati e abbiamo costruito la nostra bella famiglia non possiamo che ringraziare la vita così.

Le assistenti sociali ci hanno fatto i complimenti oltre che per la scelta anche per la motivazione e io mi sono sentita orgogliosa di essere chi sono (e non capita spesso...)

Adesso non rimane che aspettare: nel frattempo, mi sta riprendendo la sindrome del nido come quando ero incinta e ho già catalogato cosa mi serve, cosa ho e cosa mi manca.

In attesa di questo bimbo che non sarà mai nostro figlio...







domenica 10 marzo 2013

I bambini sono felici

Una settimana di pioggia ininterrotta.
Una domenica mattina che ci sveglia con il sole.
La voglia di stare un po' da soli, noi tre.
Il mare.

E' così che inizia questa storia.
Si va al mare, il tempo è ancora incerto ma quel raggio di sole io l'ho visto, e tu?
Dai andiamo.
Si va.
La spiaggia, il mare, le nuvole che non preannunciano nulla di buono.
Andiamo, sì andiamo.
Ciao mare, come sei bello.
Noi giochiamo, la sabbia e, ancora, il mare.
Come resistere.
Dai Siria, rincorriamo le onde!!!!
Guarda ne arriva una, corri, dai corri. Non stare lì ferma!!!! Corri!!!!
Mannaggia, sei tutta bagnata! E il cambio???
Oh mio Dio, il cambio....
Vediamo cosa è rimasto in macchina, dimenticato da chissaquando:
-  scarpe celesti
- calze rosse
- gonna salopette blu a righe bianche
- giacca a vento fucsia
- cappello verde
Così vestita sembri Pippi Calzelunghe .
Comincia a piovere, tutti i bimbi che incontriamo son vestiti da domenica, coordinati e puliti.
Tu hai la sabbia perfino nelle orecchie. Abiti improbabili. Sei tutta appiccicosa per colpa del gelato che hai mangiato.

Un'ora di macchina, dieci minuti di mare, un gelato e nuovamente in macchina, del resto è iniziato a piovere...
ma tu sei felici, sali in macchina con il sorriso che arriva alle orecchie e, per tutto il tempo, canti.
Canti una canzone di una sciammietta e mimi e balli.
Il tuo babbo dice:"Mammamia che giornataccia!!!" (riferendosi al tempo) e tu ribatti:"No, babbo oggi è una giornata bellissima!!"

Continui a cantare ed io sentendoti mi commuovo.
Sei felice.
Ed è bastato così poco: vedere il mare, mangiare un gelato, stare tutti e tre insieme.

E penso che siamo proprio fortunati.... oggi abbiamo visto il mare!








venerdì 8 marzo 2013

Libri e donne: un omaggio per questa giornata

Oggi è venerdì e partecipo volentieri ad un'iniziativa che mi ha visto assente per qualche settimana: Il Venerdì del Libro di Home Made Mamma ma, oggi, oltre ad essere venerdì, è anche l'8 marzo.
Ed è così che la scelta del libro di oggi cade su un libro tutto al femminile: perché è scritto da una donna, perché questa donna è anche mamma, perché questo libro è un inno alle donne che ce la fanno... nel lavoro, nella vita, nella realizzazione, nell'essere mamma.
Ecco il libro che scelgo oggi:


Claudia Porta, per chi non la conoscesse (ma come si può non conoscerla) è una della più famose mamme blogger della rete. Ha iniziato a scrivere il suo blog per caso e per aggiornare parenti ed amici sulla sua vita oltre-confine. Con il tempo, quello che era iniziato come un racconto disinteressato è diventato il suo lavoro. Realizzatrice di Mei Tai e creativa a tutto tondo: io l'ho conosciuta, anni fa, cercando informazioni in rete sulle attività educative Montessori. 
In questo libro racconta, con grande generosità, come ha realizzato il suo progetto professionale. 
Oggi ho scelto questo libro perché è un libro che mi ha dato speranza come donna: la speranza di potermi costruire un lavoro su misura con le mie esigenze di mamma, la speranza che questo lavoro sia bello, gratificante ed arricchente, la speranza che anch'io ce la posso fare.
Dopo tutte le battaglie perse, tutti i riconoscimenti non arrivati, dopo una maternità non riconosciuta e la speranza e la voglia di un secondo figlio che non mi posso permettere: arriva lei con questo libro e, con la lettura (amica e consigliera), torna nella mia mente una vocina che mi fa sperare che uno spazio anche per me c'è! Basta smettere di cercar fuori, forse quello spazio è proprio qui: nella mia casa, tra le mie mani, nei miei sogni e progetti di mamma. Basta trovare il coraggio di costruirlo. 

Dedicato a tutte quelle donne che, ancora, sperano in un mondo a misura di mamma e bambino.

Per conoscere Claudia Porta correte qui: La Casa nella Prateria


mercoledì 6 marzo 2013

Bambole # parte1

Tutto ebbe inizio la notte di Natale.

E' quasi l'ora di cena, siamo tutti riuniti a casa di una zia (nonni, cugini, nipoti) e l'unica bambina presente (Siria) aspetta emozionata l'arrivo di Babbo Natale.
Finalmente sentiamo suonare il campanello, seguito da numerosi schiamazzi e oh-oh-oh e campanelle. Il viso di Siria si illumina, corre alla finestra:"mamma è arrivato!!!" Corriamo ad aprire a quell'uomo magico di cui tanto abbiamo parlato. Lei lo guarda, io lo guardo e:"quanti regali!!!". Tutti per lei.
Siria inizia a scartare impaziente dopo aver consegnato il suo bacio obbligatorio a quell'uomo magico con la barba. Scarta i regali tra mille:Che bello!!! WOW!!!! Stupendo!!!"
Io guardo i regali che ha ricevuto e rimango di sasso: bambole, bamboline, case, castelli tutti di marca, tutti di plastica ultra-colorata, tutti parlanti, illuminanti, interagenti...
Non c'è una costruzione, un gioco in scatola, un libro.
Rimango delusa ma lei no: lei è contentissima.
Accuso il colpo e osservo, osservo per giorni ciò che succede con il suo nuovo tesoro: senza commentare, senza sminuire, senza protestare.

Ecco quello che osservo silenziosa (da brava mamma cosciente e preparata sull'argomento): passano due giorni tra pianti di bambolotti e ciucci da inserire, punture da fare (mettendo il finto ago nel finto buchino), preparando pappe preconfezionate. Due giorni, solo due giorni.
Il terzo giorno trovo Siria nuovamente intenta a curare le sue vecchie bambole (che non piangono, che non parlano, che non camminano).
I nuovi giochi, con il passare del tempo vengono dimenticati: sul fondo di una cesta, dentro un armadietto, sulla mensola della camerina. Sul tappeto, invece, tornano a vivere gli stessi giochi con cui ha giocato negli ultimi tre anni: costruzioni di legno, Lego, bambole di pezza e pentolini.

Avrei voluto avere il coraggio anch'io, come qualche amica, di comprare io stessa tutti i regali, di consegnare a tutti i parenti e gli amici una lista, con dovizia di particolari, su cosa comprare e cosa no. Ma mi sembrava così brutto togliere il piacere di scegliere il regalo per quella bimba così amata da tutti.

E così, mi sono armata di pazienza e coraggio e li ho costruiti: ho confezionato bambole e nuovi giochi.
Ho letto, cercato, studiato e mi sono innamorata  delle bambole Waldorf.

Ne ho fatta una, due, tre e ancora e ancora. Le ho costruite insieme a lei.
Potrei iniziare questa nuova storia così:































continua....

sabato 2 marzo 2013

Fiera del Bambino Naturale a Pontedera

E così tre amiche si ritrovano lì, dietro un banchetto a chiacchierare e ridere.
L'una racconta fiabe dentro una tenda colorata, l'altra dispensa consigli erboristici e la terza dà spettacolo dietro una macchina da cucire.
Le persone passano, le guardano, qualcuna si ferma, qualche altra allunga lo sguardo, altre comprano,
Ma a quelle tre non importa, a quelle tre basta esserci: poter portare lì, a disposizione della gente, la loro ricchezza...
Un asino e tanti bambini fanno compagnia.


Oggi ci attende la seconda giornata della fiera, la prima è andata bene: tanti contatti e opportunità, questo lo possiamo dire ma non è questo.... è stato bello esser lì, per una volta anche noi, al centro della scena con tutti gli altri... con tutti quelli che, qualche volta, abbiamo sognato di essere.

Noi, per questa volta, ci siamo e speriamo che non finisca qui.





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