LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

martedì 27 novembre 2012

Martedì filosofico/4


Nei giorni scorsi, ho fatto un miliardo di cose: ho conosciuto tanta gente, ho swappato (a breve il resoconto dell'esperienza: Mamme che barattano), sono uscita da quei confini di sicurezza in cui, ultimamente, mi sono rinchiusa e, venendo a contatto con così tanta gente, mi sono tornate in mente queste parole... 
Ancora una volta, l'ispiratore del Martedì filosofico è Ermanno Bencivenga.


C’ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiarci due parole, e per un po’ la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva “Chi sei?” e io rispondevo “Sono io”, e non andava bene. Era vero, perché io sono io, è la cosa che sono di più, e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio. Eppure non andava bene lo stesso: l’altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo “Sono io”, ed era vero, e non c’era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero, ma l’altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava. 
Così mi sono dovuto adattare. Prima di tutto mi sono dato un nome, e se adesso mi si chiede chi sono rispondo: “Giovanni Spadoni”. Non è un granché, come risposta: se mi si chiedesse chi è Giovanni Spadoni probabilmente direi che sono io. Ma, chissà perché, dire che sono Giovanni Spadoni funziona meglio. Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Giovanni Spadoni: si comportano tutti come se lo sapessero.
Invece di chiedermi chi è Giovanni Spadoni gli altri mi chiedono dove e quando sono nato, dove abito, chi erano mio padre e mia madre. Io gli rispondo e loro sono contenti. E forse sono contenti perché credono che io sia quello che è nato nel posto tale e abita nel posto talaltro, e che è figlio di Tizio e di Caia e padre di questo e di quello. Il che non è vero, ovviamente: non c’è niente di speciale nel posto tale o talaltro, o in Tizio o in Caia. Se fossi nato altrove, in un’altra famiglia, sarei ancora lo stesso, sarei sempre io: è questa la cosa che sono di più, la cosa più vera e più giusta che sono. Ma questa cosa non interessa a nessuno: gli interessa dell’altro, e quando lo sanno sono contenti.
Una volta c’ero io, e non andava bene. Adesso c’è Giovanni Spadoni, che è nato a X e vive a Y e così via. E io non sono niente di tutto questo, ma le cose vanno benissimo.

2 commenti:

Fa riflettere, Elena.
A tutti è capitato di non volersi limitare a incontrare una persona e starci bene così com'è, perchè ad un certo punto si vuole sapere di più. Da dove vieni chi sei dove vivi.
Queste informazioni ci condizionano, alle volte è meglio fermarsi al primo sguardo e al primo attimo di empatia.
Bello il tuo martedì!

alessandra

Grazie Alessandra di tutti i complimenti e grazie, anche, per essermi venuta a trovare su Facebook. E' vero, tutti noi vogliamo sapere di più: io sono molto curiosa... spesso mi sembra di essere una intervistatrice e, quando mi prende così, domando e domando. Ma il primo attimo di empatia è ciò che mi rimane di più: quella sensazione che mi hai trasmesso... di persona pura! Grazie a te!!

Posta un commento

Facebook Twitter Feeds