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martedì 6 novembre 2012

Martedì filosofico/2

Eccoci al secondo appuntamento con il martedì filosofico, scusatemi per il ritardo (volevo scrivervi in primissima mattinata, ma l'influenza ha colpito anche la Siriotta che, in questi casi, vuole solo e soltanto la sua mamma...


Per chi volesse partecipare può consultare le Istruzioni per l'Uso.

Chi vuol, soltanto, leggere è la benvenuta in questa pagina.



Un giorno il numero quattro si stancò di essere pari: I numeri dispari, pensava, sono molto più allegri e spiritosi. E si stancò di quella sua forma un po’ insipida a sediolina: Guarda il sette, si diceva, com’è svelto ed elegante, e il tre com’è tondo ed arguto, e io invece sono tutto pieno di angoli e privo di personalità. E si stancò di essere due + due, che tutti lo sanno e anzi quando vogliono dire una cosa che sanno tutti dicono: “Quando fa due più due?”. Sognava di essere un numero lungo e difficile, di quelli che te li dimentichi sempre e se li vuoi sommare devi prendere carta e matita.
Certo era un bel problema, perché non è che il quattro volesse diventare un altro numero, che so io ? il 5 o il 1864372: lui voleva essere lui, rimanere se stesso, eppure voleva anche essere come il 5, dispari cioè o come il numero lungo e difficile. E sembra proprio che il 4 non possa essere dispari e non possa essere lungo e difficile, oppure non sarebbe il 4. Sarebbe un’altra cosa e lui non voleva essere un’altra cosa: voleva esser lui, solo un po’ diverso.
Un problema così il 4 non sapeva risolverlo. Forse non aveva neanche una soluzione. Se ce l’aveva però il Grande Matematico doveva saperla. Così il 4 andò dal Grande Matematico e gli espose il suo caso. Il Grande Matematico sorrise. Anche lui una volta avrebbe voluto essere diverso: non un altro, ovviamente,perché voleva rimanere se stesso, ma un po’ più simile al Grande Ballerino o al Grande Tennista o al Grande Centravanti. Anche lui quindi aveva avuto il problema del 4 e sapeva come affrontarlo. Lo fece sedere per terra (una sedia sarebbe proprio stata inutile! e cominciò a parlargli.
- Vedi, quattro - disse - non c’è bisogno di diventare diverso, di essere dispari, per esempio, oppure lungo e difficile. Non c’è bisogno perché tu sei già diverso, anche se non te ne rendi conto: A te sembra di essere una stupida sediolina che fa 2 + 2 e tutti lo sanno e invece ci sono in te cose che nessun altro numero ha, cose molto speciali. Per esempio tu sei:
2 + 2 ma anche 2 x 2 e anche (qui andiamo sul difficile) 2 alla seconda. E questo è un fatto del tutto straordinario: 3 + 3 non è anche 3 x 3 e certo non è 3 alla terza. Oppure prendi quest’altra (4 x 4) + (3 x 3) = (5 x 5), il che vuol dire che 3 - 4 e 5 sono una famiglia di numeri pitagorici consecutivi e di famiglie così non ce ne sono altre.
A questo punto il 4 era un po’ confuso e pregò il Grande matematico di smettere. Quella faccenda dei numeri pitagorici non la capiva proprio e voleva pensarci su, perché gli sembrava importante. Se ne andò e da allora è sempre lì che conta. Ha capito i numeri pitagorici e molte altre cose ancora e ogni giorno scopre di essere più diverso.


da "La filosofia in trentadue favole" di Ermanno Bencivenga

1 commenti:

Bel post! Su n. 4! Oltre che il 2+2, c'é anche il 3+1! Pensa: due numeri dispari per fare te!

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