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giovedì 22 novembre 2012

Mamme che lavorano

Sono stata criticata per essere una mamma lavoratrice: ho lavorato finché non ho partorito, sono tornata a lavoro con Siria piccolissima (15 giorni), me la sono portata dietro a riunioni, in ufficio, ai colloqui. Lei è passata tra le braccia di tante persone: quando aveva sonno dormiva, quando aveva fame la attaccavo alla puppa, quando doveva esser cambiata la sdraiavo su un qualsiasi piano d'appoggio.
Poi, ha avuto altre esigenze e, allora, mi davo il cambio con il babbo (mezza giornata io e mezza giornata lui). Arrivata ad un anno di età, abbiamo deciso di iscriverla al nido (ma solo mezza giornata).

Adesso lei va alla Scuola dell'Infanzia fino alle 16 ed io, ironia della sorte, sono a casa tutto il giorno.

Ricordo bene il tempo che mancava per tutto: perfino per farsi una doccia!!!
Ricordo bene la stanchezza, la voglia di buttarsi sul divano appena tornata a casa, le acrobazie per far tornare tutto, l'organizzazione per qualsiasi cosa che puntualmente saltava perché i bimbi hanno mille esigenze diverse che possono cambiare da un momento all'altro...
Ricordo bene tutto ma non mi importa la fatica, i sensi di colpa, le corse... non mi importa tutto questo: io voglio lavorare!!!!

Credo che la prima esigenza di una donna come me sia lavorare!!!
E' chiaro: un part time sarebbe l'ideale, la possibilità di stare a casa quando lei è malata (sarebbe il massimo), la facoltà di scegliere un lavoro vicino, sicuro, flessibile...
ma mi va bene tutto!!!

Quello che vorrei è un lavoro ( ma tra poco ne avrò uno... lo dico sottovoce però!!): quello che non va bene è essere rimasta a casa dopo otto anni di impegno e devozione, quello che non va bene è che dopo tutti i sacrifici elencati qui sopra, una donna debba sentirsi persa e umiliata.

Il lavoro, per me, è un'identità (sociale e culturale): mi hanno privato di me stessa... si riparte da capo, ok! ma mi sembra così ingiusto!!!

Questa è la mia storia: nel 2004, tramite una selezione della Provincia, entro a lavorare come assistente educativa di persone disabili in contesti lavorativi. Seguo una ragazza disabile in un inserimento dentro un'azienda agricola. Lavoro fianco a fianco a lei e mi accorgo di quanto l'agricoltura sia un terreno fertile per l'educazione e la riabilitazione. Scrivo un progetto educativo che viene accolto dalla Società della Salute della mia zona, viene finanziato ed entra in tutte le scuole primarie della zona (circa 160 classi): il progetto aumenta a dismisura e vengono formate altre persone per poterci lavorare: si arriva ad essere in 10. Per anni, si lavora ad un meraviglioso progetto educativo che unisce natura, cultura, educazione alimentare e ambientale. Nascono pubblicazioni, eventi: vengo chiamata a parlare a seminari, convegni e tavole rotonde. Mi sento soddisfatta: il gruppo di lavoro è bello e il lavoro altrettanto. A settembre, la Regione decide di finanziare altri progetti (lasciando questo privo di finanziamento) ed io a casa: senza più un'identità!!!

La domanda che viene posta è questa: come dovrebbe essere il posto di lavoro ideale?

Io faccio un passo indietro: il lavoro è un diritto della donna?




3 commenti:

Il lavoro e' un diritto di tutti...il fatto che non sappiano garantirlo e' tutta un'altra storia!!!!

Lavorare è un diritto e lavorare in una situazione dignitosa lo è altrettanto. Lo è per donne e uomini. Il discorso donna varia da persona a persona: ci sono donne che preferiscono restare a casa e dedicarsi alla "casalinquietudine" altre, pur amando i propri figli, si sentono più realizzate se hanno anche un lavoro fuori casa (scrivo anche perchè il lavoro a casa resta nostro!).
Tu vieni da un'esperienza di lavoro esaltante e piena di soddisfazioni, è ovvio che ti manca e senti il bisogno di quell'adrenalina prodotta dalla soddisfazione.
Quale sia il lavoro ideale? io ti posso dire qualcosa rispetto alla mia esperienza e al mio bisogno di lavorare con passione unito al bisogno di non perdermi nulla - o quasi - dei miei bambini. L'ideale sarebbe un orario flessibile (per me è impensabile l'orario che facevo prima: 9/17 + straordinari e magari qualche sabato....), un posto vicino (che io non ho e i miei 30 km andata e 30 ritorno non sono d'aiuto. Se ti chiamano da scuola per una febbre ora che arrivi...., se devi restare a casa perchè i bimbi non stanno bene, non ti sogni neppure di fare una corsa in ufficio per presenziare ad un'oretta di riunione o per firmare un atto urgente. Non ci sei e basta) e, ultimo ma non meno importante, che ti dia un briciolo di soddisfazione perchè, se devi mangiarti il fegato ogni giorno, meglio fare due conti e ripensarci!
Non so se sono stata d'aiuto!
alessandra

Quante mamme sognano un lavoro... è il tema più forte ultimamente, io il lavoro me lo sono dovuta creare perchè nessuno mi voleva... così ora ho un lavoro che piego alle esigenze della mia famiglia!!! ma è dura!! durissima anche perchè va tutto in tasse!!!

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