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lunedì 12 novembre 2012

Liberi di non picchiare

Grazie a Federica di Diario di una magica avventura, questa mattina, sono venuta a conoscenza di una bellissima campagna dal titolo "Liberi di non picchiare" promossa da Genitori Channel in collaborazione con Non Toglietemi il Sorriso.

La campagna vuol porre l'attenzione sulla pratica diffusa dell'uso della violenza fisica come pratica educativa.
Come ho subito commentato a Federica, oggi più che mai ho proprio voglia di parlare dell'argomento.

Le radici di tale pratica educativa è da ricercare nella nostra infanzia: in casa mia, era abitudine usare la violenza. Devo essere sincera: non era una pratica quotidiana ma, quando succedeva, era il terrore. Soprattutto da parte di mio padre (uomo dolce e affettuoso): succedeva che, mosso da non so quali forze, scatenava una rabbia incredibile che mi terrorizzava. Mia madre era diversa ma, a suo modo, praticava anche lei violenza nei miei confronti.

Una premessa doverosa per l'analisi "dell'uso o abuso delle mani": mi sono sempre ripromessa che non avrei usato mettere le mani addosso ai miei figli ma così non è stato.

E' successo qualche volta: uno sculaccione e una strattonata. E' successo. E il solo ammetterlo e scriverlo mi fa enormemente vergognare: vergognare di me come mamma, di me come educatrice.

Ma perché l'ho fatto? Soprattutto dal momento in cui conosco molto bene gli effetti e le conseguenze di tale pratica...
L'ho fatto perché esasperata, incredula, impotente... è forse proprio nell'ultima parole che sta la verità: IMPOTENZA! L'essermi sentita impotente davanti a lei, così piccola: sentire che il mio NO era per lei una frivolezza nella sua quotidianità, sentire che lei era più forte di me... è questo che mi ha fatto perdere! Ho voluto, mortificandola, ristabilire velocemente l'ordine: io-MAMMA, tu-FIGLIA.

E' finito con lei in lacrime ed io triste: è finita che mi sono sentita una mamma triste, fallita e sconfitta. E' finita tra abbracci e :"scusami amore mio".

Ma nonostante ciò... spesso torna a fare capolino quella rabbia racchiusa nelle mie mani, quella voglia di placare velocemente un capriccio, quella voglia di ristabilire l'ordine.

Quanti errori, quanti sbagli...
controllo e devozione, pazienza e amore, ogni giorno,ogni minuto,ogni secondo.
L'ho promesso nel momento in cui le ho dato la vita... con essa le avrei concesso anche la serenità!

Mi piace il titolo di questa campagna: Liberi di non picchiare!
Anch'io mi libero...






3 commenti:

Il suo pianto e la mia tristezza... dopo una sculacciatina (mai eccessiva... nella forzao nella reiterazione) succede anche a me così. Una sculacciata è picchiare, alla luce del bambino sì... non so ma quell'impotenza di cui parli a volte ci spinge a questi gesti che forse non riusciranno mai a trovare un senso...
Ma succede, raramente ma succede.
Bella la campagna!

È la stanchezza, l'idea che non ci sia altro rimedio, l'imptenza di fronte a certe situazioni e comportamenti, questo porta allo sculacciata o allo scapaccione. Il risultato? Spesso nullo nei loro confronti ma nei nostri pianta le radici il seme del senso di colpa. Liberi di non picchiare per loro e per noi!!!!

Grazie Elena per aver segnalato la nostra iniziativa! Capisco molto bene quello che scrivi per averlo vissuto anche io. E' importante che se ne parli, che ci si racconti. L'istinto a usare le mani contro i nostri figli ci viene dal fatto che l'abbiamo subito. Il risultato di subire le botte non è mai nullo: ne rimane il segno nella memoria del corpo, se ne impara la lezione. E questo non lascia liberi di scegliere cosa fare di fronte a certi comportamenti dei nostri bambini che ci provocano disagio, fastidio (molto spesso sono gli stessi che non potevamo permetterci noi). Non siamo liberi di vederli per quello che sono, ci troviamo costretti a leggerci una provocazione che per lo più non c'è (certo non una sfida sminuente). Per me è stato illuminante conoscere genitori che, di fronte a situazioni che in me destavano irritazione e impulsi aggressivi, rimanevano sereni e giusti e sapevano offrire ai loro figli un amorevole contenimento o assecondarli con gioia rinsaldando la reciproca connessione. Il mio sogno è un mondo in cui si possa essere tutti allo stesso modo liberi di accogliersi a vicenda.

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