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giovedì 29 novembre 2012

Bambini che mordono

Un paio di giorni fa ho letto sul gazzettino dell'edicola:"Morde i compagni, espulso da scuola". Ho cercato di approfondire l'argomento, cercando maggiori informazioni sulla notizia ma non ci sono riuscita e, così, mi sono abbandonata a mille fantasie.

La notizia mi ha sconvolto ed è bastata una frase per farlo perché anche la mia bimba è stata una bambina mordace. E dico ha morso e non morde perché sembra che la fase sia passata (ma non canto vittoria: potrebbe esserci un ritorno, ne sono consapevole).

Siria è stata una bimba che nella sua breve vita ci ha fatto sussultare diverse volte: ha avuto atteggiamenti aggressivi, ha morso i compagni, ha tirato capelli e dato pizzicotti. Ma è stata anche una bimba (paradossalmente) molto bene voluta dai compagni e molto richiesta per la sua capacità (fin da piccolissima) di giocare in gruppo e coinvolgere gli altri nei giochi.

Questi atteggiamenti hanno mosso in me e nel babbo molti sensi di colpa (come genitori/educatori) ma alla fine ci siamo arresi a lei: la nostra piccola despota. Questa è Siria! ci siamo detti: è bella, vivace e molto intelligente ma ha, anche, un carattere incredibilmente forte: ci mette alla prova, sonda la sua leadership con noi e con i compagni, è una capa indiscussa e ha una forte sensibilità... mai costringerla a rimanere in un luogo che non le piace: non si tiene!

Ci siamo abbandonati alla consapevolezza che noi possiamo mettere regole, amarla, essere le sue guide ma lei è lei: con il suo carattere, con il suo sentire, con il suo essere.

Credo che noi genitori ce lo dobbiamo riconoscere e ci dobbiamo anche un po' deresponsabilizzare: non tutto è frutto del nostro modo di agire, non siamo così potenti di fronte a loro, non esiste la bacchetta magica. Loro sono loro: e, questo, glielo dobbiamo riconoscere.

Educare sì, plasmare no!

Spero che questa breve riflessione sia d'aiuto a tutti quei genitori che, anche solo una volta, si sono sentiti falliti come me... l'amore è ben altra cosa: nutriamoli e lasciamoli essere!!!



Gibran scriveva:

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacché le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d'esser come loro, ma non di rendereli
come voi siete
Giacché la vita non indietreggia né s'attarda sul passato.

Questo post partecipa al blogstorming

mercoledì 28 novembre 2012

With and Within





Ne avevo sentito parlare anni fa, l'ho riscoperto una ventina di giorni fa e me ne sto letteralmente innamorando. Chi di voi non lo conosce deve assolutamente farlo: With and Within
E' uno spazio dove le donne si scambiano, si confrontano, si legano. 
All'interno è possibile: vendersi come lavoratrici, intessere relazioni professionali, intessere amicizie, scambiarsi abiti, case e servizi, conoscere nuove realtà e confrontarsi su svariati temi all'interno di gruppi di discussione.

Un mondo al femminile dove la competizione lascia spazio alla solidarietà, un mondo dove si parla di frivolezze (come la lingerie) e di cose serie: un mondo rosa dove si regalano cuoricini (se entrate scoprirete perché scrivo questa cosa).
Per me è stata una bella scoperta... spero che lo sia anche per voi: ancora una volta, il mondo web mi stupisce!!!
Vi aspetto!













martedì 27 novembre 2012

Martedì filosofico/4


Nei giorni scorsi, ho fatto un miliardo di cose: ho conosciuto tanta gente, ho swappato (a breve il resoconto dell'esperienza: Mamme che barattano), sono uscita da quei confini di sicurezza in cui, ultimamente, mi sono rinchiusa e, venendo a contatto con così tanta gente, mi sono tornate in mente queste parole... 
Ancora una volta, l'ispiratore del Martedì filosofico è Ermanno Bencivenga.


C’ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiarci due parole, e per un po’ la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva “Chi sei?” e io rispondevo “Sono io”, e non andava bene. Era vero, perché io sono io, è la cosa che sono di più, e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio. Eppure non andava bene lo stesso: l’altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo “Sono io”, ed era vero, e non c’era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero, ma l’altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava. 
Così mi sono dovuto adattare. Prima di tutto mi sono dato un nome, e se adesso mi si chiede chi sono rispondo: “Giovanni Spadoni”. Non è un granché, come risposta: se mi si chiedesse chi è Giovanni Spadoni probabilmente direi che sono io. Ma, chissà perché, dire che sono Giovanni Spadoni funziona meglio. Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Giovanni Spadoni: si comportano tutti come se lo sapessero.
Invece di chiedermi chi è Giovanni Spadoni gli altri mi chiedono dove e quando sono nato, dove abito, chi erano mio padre e mia madre. Io gli rispondo e loro sono contenti. E forse sono contenti perché credono che io sia quello che è nato nel posto tale e abita nel posto talaltro, e che è figlio di Tizio e di Caia e padre di questo e di quello. Il che non è vero, ovviamente: non c’è niente di speciale nel posto tale o talaltro, o in Tizio o in Caia. Se fossi nato altrove, in un’altra famiglia, sarei ancora lo stesso, sarei sempre io: è questa la cosa che sono di più, la cosa più vera e più giusta che sono. Ma questa cosa non interessa a nessuno: gli interessa dell’altro, e quando lo sanno sono contenti.
Una volta c’ero io, e non andava bene. Adesso c’è Giovanni Spadoni, che è nato a X e vive a Y e così via. E io non sono niente di tutto questo, ma le cose vanno benissimo.

giovedì 22 novembre 2012

Ti regalo una storia

Udite... Udite...

Dopo anni di esperienza come raccoglitrice, scrittrice e narratrice di storie mi propongo come scrittrice di storie personalizzate.
Dopotutto sono senza lavoro e rimarrò tale fino ad anno nuovo, mi piace scrivere storie e mi riesce piuttosto bene: allora mi propongo!!!

Internet ha questo effetto di rendere facile anche le cose più difficili: come auto promuoversi, per esempio.
Nei prossimi giorni, tutti i dettagli e qualche idea del prodotto finale.

Cosa ne pensate? può andare?

Potrebbe essere un'idea per una regalino di natale??
Donne sostenetemi!!! altrimenti mollo prima di partire....


Mamme che lavorano

Sono stata criticata per essere una mamma lavoratrice: ho lavorato finché non ho partorito, sono tornata a lavoro con Siria piccolissima (15 giorni), me la sono portata dietro a riunioni, in ufficio, ai colloqui. Lei è passata tra le braccia di tante persone: quando aveva sonno dormiva, quando aveva fame la attaccavo alla puppa, quando doveva esser cambiata la sdraiavo su un qualsiasi piano d'appoggio.
Poi, ha avuto altre esigenze e, allora, mi davo il cambio con il babbo (mezza giornata io e mezza giornata lui). Arrivata ad un anno di età, abbiamo deciso di iscriverla al nido (ma solo mezza giornata).

Adesso lei va alla Scuola dell'Infanzia fino alle 16 ed io, ironia della sorte, sono a casa tutto il giorno.

Ricordo bene il tempo che mancava per tutto: perfino per farsi una doccia!!!
Ricordo bene la stanchezza, la voglia di buttarsi sul divano appena tornata a casa, le acrobazie per far tornare tutto, l'organizzazione per qualsiasi cosa che puntualmente saltava perché i bimbi hanno mille esigenze diverse che possono cambiare da un momento all'altro...
Ricordo bene tutto ma non mi importa la fatica, i sensi di colpa, le corse... non mi importa tutto questo: io voglio lavorare!!!!

Credo che la prima esigenza di una donna come me sia lavorare!!!
E' chiaro: un part time sarebbe l'ideale, la possibilità di stare a casa quando lei è malata (sarebbe il massimo), la facoltà di scegliere un lavoro vicino, sicuro, flessibile...
ma mi va bene tutto!!!

Quello che vorrei è un lavoro ( ma tra poco ne avrò uno... lo dico sottovoce però!!): quello che non va bene è essere rimasta a casa dopo otto anni di impegno e devozione, quello che non va bene è che dopo tutti i sacrifici elencati qui sopra, una donna debba sentirsi persa e umiliata.

Il lavoro, per me, è un'identità (sociale e culturale): mi hanno privato di me stessa... si riparte da capo, ok! ma mi sembra così ingiusto!!!

Questa è la mia storia: nel 2004, tramite una selezione della Provincia, entro a lavorare come assistente educativa di persone disabili in contesti lavorativi. Seguo una ragazza disabile in un inserimento dentro un'azienda agricola. Lavoro fianco a fianco a lei e mi accorgo di quanto l'agricoltura sia un terreno fertile per l'educazione e la riabilitazione. Scrivo un progetto educativo che viene accolto dalla Società della Salute della mia zona, viene finanziato ed entra in tutte le scuole primarie della zona (circa 160 classi): il progetto aumenta a dismisura e vengono formate altre persone per poterci lavorare: si arriva ad essere in 10. Per anni, si lavora ad un meraviglioso progetto educativo che unisce natura, cultura, educazione alimentare e ambientale. Nascono pubblicazioni, eventi: vengo chiamata a parlare a seminari, convegni e tavole rotonde. Mi sento soddisfatta: il gruppo di lavoro è bello e il lavoro altrettanto. A settembre, la Regione decide di finanziare altri progetti (lasciando questo privo di finanziamento) ed io a casa: senza più un'identità!!!

La domanda che viene posta è questa: come dovrebbe essere il posto di lavoro ideale?

Io faccio un passo indietro: il lavoro è un diritto della donna?




mercoledì 21 novembre 2012

Come nascono i bambini

Da quasi un anno, Siria ha un grande interesse sulla nascita e su quando era nella pancia. Chiede, spesso, particolari e vuol vedere le fotografie; la sua attenzione è catturata dai pancioni e dai bambini piccolissimi: ovunque andiamo, ci tocca fermarci se c'è una carrozzina o una mamma in dolce attesa: vuol guardare, capire...
Da qualche mese, inoltre, anche lei aspetta un bimbo: si tocca il pancino, buttandolo in fuori e racconta che lì dentro c'è un bambino di nome Olmo piccolo piccolo che, poi, uscirà dalla "pepa".

Ebbene sì, non ci sono state cicogne o cavoli nell'infanzia di Siria ma racconti dettagliati e un filmato bellissimo della nascita di un bimbo che le ho fatto vedere:


questo è tutto intero, a Siria ho riservato solo i primi minuti...

Avrò fatto bene?


martedì 20 novembre 2012

Martedì filosofico/3

Visto che oggi è il 20 Novembre: La Giornata Internazionale dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti voglio dedicare la mia citazione filosofica del martedì ai diritti dei bambini.

Piccolo approfondimento per saperne di più: la Convenzione si compone di 4 principi fondamentali, riportati qui di seguito. 


a)     Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.
b)     Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l'interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.

c)     Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati decono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

d)     Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

Già questa potrebbe essere una bellissima riflessione filosofica ma, come ormai avrete intuito, il mio gusto predilige storie e filastrocche. Per questo, vi regalo una piccola citazione del libro per bambini "I bambini nascono per essere felici":



Le bambine e i bambini devono poter esprimere la propria opinione su tutte le cose che li riguardano. Quando si prendono decisioni nei loro riguardi, debbono essere prima ascoltati.

Era un bel giorno pieno di sole,
l'aria era gonfia di mille parole

che si intrecciavano come aquiloni
portando in alto speranze e opinioni.
Erano voci di bimbe e bambini
giunte da luoghi lontani e vicini;
in ogni lingua volevano dire:
"su, ci dovete stare a sentire".





lunedì 19 novembre 2012

Silenzi e intensità

Sono giorni intensi, pieni di soddisfazioni e incredulità... scusate il mio silenzio ma c'è del bello in questo!!!

Il mio telefono è tornato a squillare: un paio di proposte lavorative, qualche lettura animata e molte soddisfazioni.

Niente di sicuro, concluso, firmato ma buone nuove si prospettano al'orizzonte.
E questo mi fa star bene, soprattutto perché le proposte sono arrivate da enti con cui ho già lavorato e con cui mi sono trovata molto bene.

La mia testa, in questo momento, è attiva più che mai: tante idee e tanta voglia di realizzarle.

è proprio vero: la felicità arriva quando meno te lo aspetti!!!


giovedì 15 novembre 2012

Natale... stiamo arrivando!!!

Vediamo un po': un post sul Natale eh???!!!
Primo: che cos'è per me il Natale?
Per prima cosa è la nascita di Siria.... della mia bimba.
Tre anni fa, giravo con il mio pancione tra le strade e pensavo, guardando le lucine e gli addobbi:"ma guarda, che bello!!! tutto il mondo si sta preparando per l'arrivo della mia bimbina!!!"
Da tre anni il Natale è tutto suo: la casa si profuma di camino acceso, luci e candele, albero e palle colorate... l'emozione, la sorpresa, l'impazienza. Tutti insieme, in casa, tutti: cani, gatti, bimbi... tutti sotto lo stesso tetto.



questo è il primo Natale... il giorno in cui siamo tornati a casa in tre: sulla tutina c'era scritto "Il mio primo Natale", sullo sfondo l'unica decorazione in cui mi ero cimentata quell'anno.... l'albero!!!

La casa, il giorno di Natale, è proprio questa: l'emozione della sua nascita, condita, adesso, di confusione e giochi nuovi sparsi ovunque...


Questo post partecipa alla staffetta di Blog in Blog






Casa Organizzata - www.4blog.info/casaorganizzata
Sanzio e Monica Tosi - www.monicc.wordpress.com
Iridi a stelle e strisce - http://ita2usa.blogspot.com
Original watercolour paintings and more www.francescalancisi.blogspot.com
Diario magica avventura: http://lamiadolcebambina.blogspot.it/
Bodò. Mamme con il jolly http://www.bbodo.it/tag/di-blog-in-blog/
Nenè, l'architetto in salopette http://nenelarchitettoinsalopette.blogspot.it
Idea Mamma: www.ideamamma.it





lunedì 12 novembre 2012

Liberi di non picchiare

Grazie a Federica di Diario di una magica avventura, questa mattina, sono venuta a conoscenza di una bellissima campagna dal titolo "Liberi di non picchiare" promossa da Genitori Channel in collaborazione con Non Toglietemi il Sorriso.

La campagna vuol porre l'attenzione sulla pratica diffusa dell'uso della violenza fisica come pratica educativa.
Come ho subito commentato a Federica, oggi più che mai ho proprio voglia di parlare dell'argomento.

Le radici di tale pratica educativa è da ricercare nella nostra infanzia: in casa mia, era abitudine usare la violenza. Devo essere sincera: non era una pratica quotidiana ma, quando succedeva, era il terrore. Soprattutto da parte di mio padre (uomo dolce e affettuoso): succedeva che, mosso da non so quali forze, scatenava una rabbia incredibile che mi terrorizzava. Mia madre era diversa ma, a suo modo, praticava anche lei violenza nei miei confronti.

Una premessa doverosa per l'analisi "dell'uso o abuso delle mani": mi sono sempre ripromessa che non avrei usato mettere le mani addosso ai miei figli ma così non è stato.

E' successo qualche volta: uno sculaccione e una strattonata. E' successo. E il solo ammetterlo e scriverlo mi fa enormemente vergognare: vergognare di me come mamma, di me come educatrice.

Ma perché l'ho fatto? Soprattutto dal momento in cui conosco molto bene gli effetti e le conseguenze di tale pratica...
L'ho fatto perché esasperata, incredula, impotente... è forse proprio nell'ultima parole che sta la verità: IMPOTENZA! L'essermi sentita impotente davanti a lei, così piccola: sentire che il mio NO era per lei una frivolezza nella sua quotidianità, sentire che lei era più forte di me... è questo che mi ha fatto perdere! Ho voluto, mortificandola, ristabilire velocemente l'ordine: io-MAMMA, tu-FIGLIA.

E' finito con lei in lacrime ed io triste: è finita che mi sono sentita una mamma triste, fallita e sconfitta. E' finita tra abbracci e :"scusami amore mio".

Ma nonostante ciò... spesso torna a fare capolino quella rabbia racchiusa nelle mie mani, quella voglia di placare velocemente un capriccio, quella voglia di ristabilire l'ordine.

Quanti errori, quanti sbagli...
controllo e devozione, pazienza e amore, ogni giorno,ogni minuto,ogni secondo.
L'ho promesso nel momento in cui le ho dato la vita... con essa le avrei concesso anche la serenità!

Mi piace il titolo di questa campagna: Liberi di non picchiare!
Anch'io mi libero...






venerdì 9 novembre 2012

All'asilo... non ci vado

ed. Nord-Sud
di Karl Ruhmann e Miriam Monnier

E' mattina, è ora di alzarsi e andare all'asilo.
"Oh, no!" pensa Matteo, e si stringe al cuscino.
Se solo potesse rimanere a letto ancora un po'!
E se la sua scimmietta di peluche, Tato, ci andasse al suo posto? Che idea, Matteo infila al peluche jeans e maglietta...

Un piccolo aiuto per le mamme e i babbi che vogliono accompagnare il proprio bimbo alla consapevolezza della scuola. Matteo spiega al suo peluche cosa viene fatto tutti i giorni all'asilo e questo è un modo per rielaborare, insieme al vostro bimbo, l'esperienza scolastica.

Per noi è stato utile, nonostante Siria a scuola ci vada volentieri: ma, attraverso il libro, siamo riusciti a parlare di cosa fa a scuola e a sottolineare il valore di questa esperienze.

Questo è uno di quelli che io catalogo tra i libri dello sfinimento: ovvero Siria ha voluto che lo leggessi talmente tante volte che lo so a memoria. 

Consigliato a tutti i genitori e a tutti i bimbi che frequentano la Scuola dell'Infanzia... specialmente i piccolini!!!

Buona scuola e buona lettura.


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma

giovedì 8 novembre 2012

I bambini non hanno bisogno di essere giudicati

Le persone amano mettere le etichette, soprattutto ai bambini:
questo bimbo è capriccioso, quest'altro è simpatico, questo, invece, è violento... questo, poi, è proprio BRAVO!
Quando i giudizi sono positivi non ce ne facciamo tanto un cruccio, quando, al contrario, sono negativi hanno un'importanza incredibile e pesano... ma, vi assicuro, pesano anche i positivi.

La mente umana tende a catalogare per sicurezza, per conforto, per porre dei limiti e, quindi, rinchiudiamo le personalità infinite dei nostri bimbi in una parolina: bravo, antipatico, simpatico, capriccioso. Ma è vero?

No: il giudizio non serve a nulla, anzi è dannoso!

Sento troppo spesso storie di mamme affrante dal giudizio di un'insegnante, di un'altra mamma, di un conoscente. Io, da oggi, mi rifiuto e prometto che proteggerò la mia bimba dai giudizi (compreso dai miei!!!).

La pedagogia montessoriana lo dice e molti lo ripetono: non servono giudizi, servono occhi attenti, regole e divertimento. Dei giudizi, io, personalmente, non me ne faccio di nulla: generalmente servono soltanto per mettermi in crisi come mamma e come educatrice.

Impariamo a rivolgerci ai nostri bimbi cercano di non usare l'etichetta ma ponendo l'attenzione sull'azione: per esempio, è molto diverso dire:"Marco sei cattivo!" piuttosto che dire:"Marco, l'atteggiamento che hai avuto nei confronti di Giuseppe è sbagliato perché...."

Spesso non è, neppure, importante spiegare (specie sotto i 3-4 anni) e non è la formula del successo: non crediate che un bimbo cambi atteggiamento così facilmente come in S.O.S. Tata. Ve lo dico: Marco, come Siria, come Antonio,  come Gianni continueranno ad avere quell'atteggiamento ancora per una settimana, forse un mese, forse due, magari 6 ma chissenfrega!!!!! Sicuramente Marco, con il tempo smetterà e non lo farà perché è minacciato o per paura della punizione smetterà perché, un giorno, capirà.... e, quel giorno,  saprà soltanto che ha avuto un periodo in cui ha compiuto delle azioni sbagliate. Ma non porterà addosso tutta la vita l'etichetta di CATTIVO!!!!

Attenzione: qui si parla di VITA!!!!




martedì 6 novembre 2012

Martedì filosofico/2

Eccoci al secondo appuntamento con il martedì filosofico, scusatemi per il ritardo (volevo scrivervi in primissima mattinata, ma l'influenza ha colpito anche la Siriotta che, in questi casi, vuole solo e soltanto la sua mamma...


Per chi volesse partecipare può consultare le Istruzioni per l'Uso.

Chi vuol, soltanto, leggere è la benvenuta in questa pagina.



Un giorno il numero quattro si stancò di essere pari: I numeri dispari, pensava, sono molto più allegri e spiritosi. E si stancò di quella sua forma un po’ insipida a sediolina: Guarda il sette, si diceva, com’è svelto ed elegante, e il tre com’è tondo ed arguto, e io invece sono tutto pieno di angoli e privo di personalità. E si stancò di essere due + due, che tutti lo sanno e anzi quando vogliono dire una cosa che sanno tutti dicono: “Quando fa due più due?”. Sognava di essere un numero lungo e difficile, di quelli che te li dimentichi sempre e se li vuoi sommare devi prendere carta e matita.
Certo era un bel problema, perché non è che il quattro volesse diventare un altro numero, che so io ? il 5 o il 1864372: lui voleva essere lui, rimanere se stesso, eppure voleva anche essere come il 5, dispari cioè o come il numero lungo e difficile. E sembra proprio che il 4 non possa essere dispari e non possa essere lungo e difficile, oppure non sarebbe il 4. Sarebbe un’altra cosa e lui non voleva essere un’altra cosa: voleva esser lui, solo un po’ diverso.
Un problema così il 4 non sapeva risolverlo. Forse non aveva neanche una soluzione. Se ce l’aveva però il Grande Matematico doveva saperla. Così il 4 andò dal Grande Matematico e gli espose il suo caso. Il Grande Matematico sorrise. Anche lui una volta avrebbe voluto essere diverso: non un altro, ovviamente,perché voleva rimanere se stesso, ma un po’ più simile al Grande Ballerino o al Grande Tennista o al Grande Centravanti. Anche lui quindi aveva avuto il problema del 4 e sapeva come affrontarlo. Lo fece sedere per terra (una sedia sarebbe proprio stata inutile! e cominciò a parlargli.
- Vedi, quattro - disse - non c’è bisogno di diventare diverso, di essere dispari, per esempio, oppure lungo e difficile. Non c’è bisogno perché tu sei già diverso, anche se non te ne rendi conto: A te sembra di essere una stupida sediolina che fa 2 + 2 e tutti lo sanno e invece ci sono in te cose che nessun altro numero ha, cose molto speciali. Per esempio tu sei:
2 + 2 ma anche 2 x 2 e anche (qui andiamo sul difficile) 2 alla seconda. E questo è un fatto del tutto straordinario: 3 + 3 non è anche 3 x 3 e certo non è 3 alla terza. Oppure prendi quest’altra (4 x 4) + (3 x 3) = (5 x 5), il che vuol dire che 3 - 4 e 5 sono una famiglia di numeri pitagorici consecutivi e di famiglie così non ce ne sono altre.
A questo punto il 4 era un po’ confuso e pregò il Grande matematico di smettere. Quella faccenda dei numeri pitagorici non la capiva proprio e voleva pensarci su, perché gli sembrava importante. Se ne andò e da allora è sempre lì che conta. Ha capito i numeri pitagorici e molte altre cose ancora e ogni giorno scopre di essere più diverso.


da "La filosofia in trentadue favole" di Ermanno Bencivenga

lunedì 5 novembre 2012

Mamme che barattano

Carissime donne, in questi giorni, sono stata un po' assente qui sul blog: ho voluto dedicarmi tanto ai miei cari e ho messo in cantiere un piccolo progetto a cui penso da tanto tempo ma che non avevo ancora trovato il coraggio e il tempo per realizzarlo.
Il progetto si chiama Swap Baby Party ed è un evento di tre giorni in cui si barattano oggetti per bambini.

Un po' di storia sullo Swap Party:
Lo Swap Party è nato a Manhattan, qualche anno, fa con l'idea e la consapevolezza che nei nostri armadi ci sono tante cose che non usiamo: perché non ci stanno più, perché in realtà non ci piacciono, perché abbiamo sbagliato la taglia (troppo grande o troppo piccolo). L'idea di base è racchiusa nel termine "swapping" ovvero barattare, scambiare: ciò che non vogliamo più lo mettiamo a disposizione di amiche o conoscenti e lo scambiamo con altri capi. Un modo economico ed eco-sostenibile per fare shopping senza spendere un soldo e riciclando.


La mia idea (sostenuta ed apprezzata da molte mamme della zona): Swap Baby Party
Tutte noi (con prole) lo sappiamo bene: le nostre case sono invase da oggetti, giocattoli, vestiti che dopo poco tempo non vanno più bene. I nostri bimbi crescono e le scarpe e gli abiti non vanno più bene, i giochi passano e gli oggetti (come passeggini e sterilizzatori) non servono più.
Quello che ho pensato è stato proprio questo: organizzo uno Swap Party dedicato esclusivamente ai bambini. Giochi, abiti, scarpe e accessori che non vanno più bene per i nostri bimbi verranno stoccati per tre giorni in una sala presa in prestito dal Comune dove abito e ogni persona che verrà potrà portare ciò che vuole: ogni oggetto portato corrisponde ad un buono che potrà essere utilizzato per "riacquistare" altro durante la tre giorni. Una specie di gioco, in pratica.
Durante la tre giorni, oltre allo scambio, verranno organizzati momenti dedicati ai bambini in cui, anche loro, possono scambiare le loro cose. E poi, merenda e letture.
Non è richiesto nessun soldo, solo tanta voglia di fare e di mettere in rete ciò che abbiamo.
Alla fine, chi vorrà potrà riportarsi a casa ciò che non ha barattato oppure potrà lasciarlo all'organizzazione che si occuperò di distribuirlo presso case famiglie della zona.

Come organizzare uno Swap Baby Party nella tua zona:
niente di più semplice! ecco le regole del gioco in 6 punti:
1.cercare uno spazio: va benissimo una stanza che abbia a disposizione tavoli e sedie (niente di più).
2.fare un volantino per informare dell'evento da pubblicare sui principali Social Network e da portare all'uscita delle scuole.
3. far circolare la voce tra le mamme e i bambini.
4. facoltativo: cercare una serie di associazioni che si occupano di sostegno all'infanzia per regalar loro le cose che avanzano dall'evento.
5. facoltativo: trovare un piccolo sponsor (ma basta veramente poco) per organizzare una merenda pomeridiana.
6. le persone che vogliono partecipare devono prenotarsi: così si ha consapevolezza del numero e di quanti tavoli servono per l'evento.

Tutto qua: se volete organizzarne uno anche voi, sarò lieta di darvi sostegno a distanza e di pubblicarlo qua sulla mia pagina.

... questa storia del "decluttering"mi sta veramente appassionando...





venerdì 2 novembre 2012

Pancake e altre dolcezze autunnali


Un'intera giornata insieme, passeggiando nei boschi accanto a casa e giocando sulla coperta.
Una giornata bellissima, d'amore puro e tranquillità: la stufa accesa, la voce di Siria che canta canzoni che non conosco e il babbo che mi passa accanto e mi lascia un bacio distratto.

Adoro l'autunno quando mi concede queste giornate di amore e tranquillità...

per onorare questa bellissima giornata, ho fatto un regalino ai miei cari, preparando una merenda speciale:

Pancakes con marmellate fatte in casa, miele, petali di fiori che rievocano l'estate e, naturalmente, il cioccolato fondente (che, come potete notare, non ho avuto il tempo di fotografare.... chissà perché...).




Un piccolo rimedio contro la malinconia autunnale: eccovi gli ingredienti!

- 200 g di farina
- una bustina di lievito
- un pizzico di sale
- un cucchiaio di zucchero
- 2 uova
- 250 ml di latte
- 3 cucchiai di olio semi

Allora, prendete le uova:
da una parte gli albumi, dall'altra i tuorli.
Insieme ai tuorli tutti gli altri ingredienti, amalgamate bene il tutto e, infine, incorporate gli albumi sbattuti a neve. Mischiate. Mettete un padellino sul fuoco, spennellato con un pochino di burro e, infine,  versate un ramaiolo (come da foto) di composto. Cuocete da entrambe le parti.
Gustate... insieme, da soli... gustate come preferite... il Pancake è uno di quelli che io annovero tra i cibi da consolazione... spalmatelo con tutte le schifezze spalmabili che avete in casa... coloratelo con marmellate, formaggi, cioccolate... spezie e fiori!





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